I social network hanno raggiunto chiaramente un punto chiave. Siti come MySpace e Facebook vantano centinaia di milioni di membri. La vittoria di Barack Obama alle presidenziali dimostra che piattaforme come YouTube e Twitter possono trasformare le elezioni politiche. Eppure in aziende dove questi strumenti hanno portato profonde trasformazioni c’è una forte resistenza al cambiamento.
Molti dirigenti evitano i social network ritenendoli una perdita di tempo o li considerano un problema di risk management. Molte delle loro paure sono basate sui rischi potenziali riguardo alla privacy e alla violazione della sicurezza dei dati personali.
Gli evangelisti del web 2.0, d’altra parte, discutono su come i software social possano essere utilizzati per far aumentare la produttività. Dicono che possa facilitare la cultura aziendale aperta che valori la trasparenza, la collaborazione e l’innovazione. Più importante, può essere un modo efficace per costruire un’organizzazione basata sul cliente che non solo comunica con esso in maniera autentica, ma che ascolta il cliente e apprende dall’interazione con esso.
Nell’attuale tempesta dell’economia e poiché le aziende stanno cercando nuove vie per commercializzare i propri prodotti e fidelizzare i propri clienti, i direttori generali stanno sempre più guardando agli strumenti offerti dai social network per estendere i loro brand, creare cultura aziendale basata sull’ascolto e l’apprendimento, e stabilire i propri profili di leadership.
Ciò nonostante, i grandi marchi, parlando in generale, non hanno sfruttato in maniera proficua il potenziale dei social media; tendono piuttosto a considerare le piattaforme 2.0 come qualsiasi altra via per spingere delle campagne di marketing sul breve periodo. Non capiscono che i nuovi media richiedono nuove metodologie per fare business. Bisogna scrollarsi di dosso i vecchi metodi.
Un esempio di grande successo del brand in tempi di Web 2.0 è la campagna video su YouTube di Blendtec, “Will It Blend?”. Le serie di video mostrano come il CEO di Blendtec, Tom Dickson, cerchi comicamente di frullare ogni sorta di oggetto con uno degli elettrodomestici della sua compagnia. Grazie all’effetto virale delle serie, le vendite dei frullatori dell’azienda è quintuplicato.
I video Blendtec virtualmente non sono costati nulla per essere prodotti e distribuiti, ma non è certo che le molto più costose pubblicità in TV avrebbero permesso di raggiungere gli stessi risultati. Questo spiega perché i CEO con un occhio di riguardo alla pubblicità stanno sfuggendo il vecchio approccio ai vecchi mass-media di un Donald Trump o di un Richard Branson, per incrementare invece l’uso di video e podcast per ampliare i loro brand.
Questo articolo è una traduzione dell’originale inglese pubblicato da Matthew Fraser e Soumitra Dutta sulla versione online di Forbes.
Ti è piaciuto l'articolo? Visita anche il sito di Chameleon Copywriter!
Continua...
Molti dirigenti evitano i social network ritenendoli una perdita di tempo o li considerano un problema di risk management. Molte delle loro paure sono basate sui rischi potenziali riguardo alla privacy e alla violazione della sicurezza dei dati personali.
Gli evangelisti del web 2.0, d’altra parte, discutono su come i software social possano essere utilizzati per far aumentare la produttività. Dicono che possa facilitare la cultura aziendale aperta che valori la trasparenza, la collaborazione e l’innovazione. Più importante, può essere un modo efficace per costruire un’organizzazione basata sul cliente che non solo comunica con esso in maniera autentica, ma che ascolta il cliente e apprende dall’interazione con esso.
Nell’attuale tempesta dell’economia e poiché le aziende stanno cercando nuove vie per commercializzare i propri prodotti e fidelizzare i propri clienti, i direttori generali stanno sempre più guardando agli strumenti offerti dai social network per estendere i loro brand, creare cultura aziendale basata sull’ascolto e l’apprendimento, e stabilire i propri profili di leadership.
Ciò nonostante, i grandi marchi, parlando in generale, non hanno sfruttato in maniera proficua il potenziale dei social media; tendono piuttosto a considerare le piattaforme 2.0 come qualsiasi altra via per spingere delle campagne di marketing sul breve periodo. Non capiscono che i nuovi media richiedono nuove metodologie per fare business. Bisogna scrollarsi di dosso i vecchi metodi.
Un esempio di grande successo del brand in tempi di Web 2.0 è la campagna video su YouTube di Blendtec, “Will It Blend?”. Le serie di video mostrano come il CEO di Blendtec, Tom Dickson, cerchi comicamente di frullare ogni sorta di oggetto con uno degli elettrodomestici della sua compagnia. Grazie all’effetto virale delle serie, le vendite dei frullatori dell’azienda è quintuplicato.
I video Blendtec virtualmente non sono costati nulla per essere prodotti e distribuiti, ma non è certo che le molto più costose pubblicità in TV avrebbero permesso di raggiungere gli stessi risultati. Questo spiega perché i CEO con un occhio di riguardo alla pubblicità stanno sfuggendo il vecchio approccio ai vecchi mass-media di un Donald Trump o di un Richard Branson, per incrementare invece l’uso di video e podcast per ampliare i loro brand.
Questo articolo è una traduzione dell’originale inglese pubblicato da Matthew Fraser e Soumitra Dutta sulla versione online di Forbes.
Ti è piaciuto l'articolo? Visita anche il sito di Chameleon Copywriter!






