martedì 3 febbraio 2009

La solitudine del freelance

Freelance non si nasce, lo si diventa. O forse si è freelance “in potenza”, nel senso aristotelico del termine, quasi senza saperlo, come la pietra non sa di essere “potenzialmente” una scultura. Il percorso di ognuno è differente, c’è chi si stanca della monotonia del proprio lavoro dipendente, chi il lavoro dipendente lo sogna e non lo trova e allora se ne “inventa” uno proprio, chi cerca maggior flessibilità nella gestione del proprio tempo, chi per gusto dell’avventura decide deliberatamente di voler vivere nell’incertezza economica, chi lo diventa perché scommette su sé stesso e sulla propria capacità di generare reddito, chi lo fa perché invece qualcuno gli ha detto che i freelance lavorano meno e guadagnano più degli altri… 

Ragioni più o meno nobili, considerazioni di carattere economico, necessità soggettive, sono molte le ragioni che possono far optare per la vita da freelance. Quasi nessuno però pensa prima ad un elemento non trascurabile nella vita del lavoratore autonomo, la solitudine. Sì, perché per quanto possa sembrare interessante (ed in effetti poi lo è, sotto moltissimi punti di vista) poter gestire il proprio tempo, lavorando magari da casa o addirittura in un bar con wi-fi, in biblioteca o mentre aspetti il tuo turno dal dottore (non è una questione di stacanovismo, ma di ottimizzazione del proprio tempo), c’è anche da considerare il non trascurabile aspetto che in fin dei conti, a lavorare, sei solo. 

Certo, clienti più o meno assillanti ti accompagneranno (anzi, a volte ti perseguiteranno) via Skype, messanger e email, non sarà certo questa la compagnia che ti mancherà, ma potresti sorprenderti un giorno, magari dopo dieci ore passate in solitario davanti al computer, a pensare che ti mancano i tuoi insopportabili colleghi d’ufficio! Il primo istinto sarà quello di chiamare qualcuno, magari per bere un caffé, ma nel 99% dei casi i tuoi amici saranno al lavoro per lo meno fino alle 18,30, per cui non ti resta che trovare soluzioni alternative. E se attaccare bottone all’avventore del tavolo di fianco al tuo non ti sembra una buona idea, puoi sempre appostarti dietro lo spioncino in attesa che la tua anziana vicina esca per fare la spesa e offrirti di accompagnarla, o chiamare tua madre e lasciare che il suo flusso di pensieri e parole ti sommerga (attenzione però agli indesiderabili effetti secondari che possono manifestarsi a seguito di una conversazione prolungata madre-figlio). 

Le soluzioni sono molteplici, ma ognuno in fin dei conti deve trovare la più adatta per combattere (o accettare) la propria solitudine del freelance. Nel mio caso, sopravvivendo discretamente all’assenza di esseri umani, ho sfruttato i vantaggi della mia condizione da lavoratore autonomo (e principalmente casalingo, i bar sono pieni di distrazioni, non solo di avventori che ti si siedono accanto) regalandomi la compagnia di un gatto, anzi la compagnia di una gatta che mentre lavoro non fa altro che dormire… así es la vida, amigos. ☺

Per la cronaca, ecco una foto di Circe, in uno dei tanti momenti stressanti della sua giornata...




Ti è piaciuto l'articolo? Visita anche il sito di Chameleon Copywriter!

0 commenti:

Ricerca personalizzata